Le migliori Mostre di Fotografia che vi segnaliamo a giugno

Se cercate qualcosa di diverso per occupare i vostri week-end di giugno, eccovi una selezione di mostre fotografiche da non perdere.

Anna

World Press Photo Exhibition 2026

Separated by ICE © Carol Guzy, ZUMA Press, iWitness, for Miami Herald. World Press Photo of the Year
Separated by ICE © Carol Guzy, ZUMA Press, iWitness, for Miami Herald. World Press Photo of the Year

Dal 7 maggio al 29 giugno 2026, Palazzo Esposizioni Roma ospita, come ogni anno, la mostra del World Press Photo.

Il 9 aprile 2026 sono state annunciate le fotografie vincitrici della 69ª edizione del prestigioso contest di fotogiornalismo, mentre il 23 aprile è stata proclamata la Photo of the Year insieme ai finalisti. La mostra di Amsterdam ha inaugurato il 24 aprile, dando avvio al consueto tour internazionale. Dal 1955, il concorso premia ogni anno i migliori fotografi professionisti, contribuendo a costruire la storia del giornalismo visivo contemporaneo.

La Photo of the Year 2026 è Separati dall’ICE di Carol Guzy (ZUMA Press, iWitness per il Miami Herald). L’immagine, scattata all’interno del Jacob K. Javits Federal Building di New York, documenta il momento in cui un uomo viene fermato dagli agenti dell’immigrazione dopo un’udienza, separandolo dalla sua famiglia. La fotografia è stata premiata per la sua capacità di rendere visibile, in modo diretto e umano, l’impatto delle politiche migratorie: non un caso isolato, ma una condizione sistemica che colpisce persone che si presentano alle istituzioni in buona fede.

Accanto alla vincitrice, sono stati selezionati due finalisti. Emergenza umanitaria a Gaza di Saber Nuraldin (EPA Images) mostra civili palestinesi che si arrampicano su un camion di aiuti nel tentativo di procurarsi cibo. La fotografia è stata scelta per la sua forza compositiva e per la capacità di restituire l’urgenza della carestia, trasformando una scena di caos in una prova visiva della crisi umanitaria e delle sue implicazioni globali.

Il secondo finalista è I processi delle donne Achi di Victor J. Blue (The New York Times Magazine), un ritratto collettivo di donne indigene Maya Achi sopravvissute a violenze durante la guerra civile guatemalteca. L’immagine, realizzata all’esterno di un tribunale, è stata premiata per il suo approccio misurato e per la capacità di restituire dignità e autorevolezza alle protagoniste, documentando un momento storico di giustizia dopo decenni di impunità.

Le immagini premiate nel concorso 2026 rappresentano una selezione tra oltre 57.000 fotografie inviate da fotografi provenienti da 141 Paesi, offrendo uno sguardo complesso e stratificato sul presente. La mostra, come ogni anno, si configura non solo come esposizione, ma come dispositivo critico capace di interrogare il ruolo dell’immagine nella costruzione della memoria collettiva e nella comprensione delle tensioni contemporanee.

Dal 7 Maggio 2026 al 29 Giugno 2026 – Palazzo Esposizioni Roma

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Werner Bischof. Point of view

Werner Bischof 200.000 people demonstrate against the separation of the province of Trieste from Italy. Piazza del Duomo, Milan, Italy Duomo, July 26th, 1946
© Werner Bischof Estate/Magnum Photos | Werner Bischof 200.000 people demonstrate against the separation of the province of Trieste from Italy. Piazza del Duomo, Milan, Italy Duomo, July 26th, 1946

Il Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano presenta la mostra Werner Bischof. Point of View, che offre, a 110 anni dalla nascita, un’ampia panoramica sulla vita e sull’opera del fotografo svizzero, tra i più importanti fotoreporter del XX secolo. Membro dell’agenzia Magnum Photos dal 1949, Bischof (Zurigo, 1916 – Trujillo, Perù, 1954) ha saputo distinguersi per un approccio profondamente umanistico al fotogiornalismo, capace di coniugare rigore documentario e intensità poetica.

L’esposizione si compone di 200 fotografie vintage originali, affiancate da una serie di contact sheets e da un documentario che, con sguardo ancora oggi straordinariamente attuale, raccontano la storia con empatia, attenzione e profondo rispetto per la dignità umana.

Il percorso espositivo si sviluppa in quattro sezioni cronologiche che ripercorrono le tappe fondamentali della carriera di Bischof: Svizzera 1932-1945 racconta gli anni della formazione e le prime sperimentazioni; Europa 1945-1948 raccoglie foto che documentano l’Europa devastata dalla Seconda Guerra Mondiale, tema che segna profondamente il lavoro e la visione dell’autore; Asia 1949-1953 raccoglie i reportage realizzati in India, Giappone, Corea, Hong Kong e Indocina; infine, Nord e Sud America 1953-1954 testimonia l’ultima fase di ricerca di Bischof, con le nuove esplorazioni visive nel continente americano.

Immediatezza e forza espressiva caratterizzano ogni fotografia di Bischof, la cui continua tensione verso una lettura profonda della realtà si esprimeva attraverso la rigorosa cura formale, le composizioni equilibrate e le misurate gradazioni del bianco e nero con cui curava i suoi scatti. Tratti distintivi che gli valsero, già all’epoca, il riconoscimento della critica e la definizione, rara per un fotogiornalista, di vero e proprio “artista”. Del resto, Bischof era solito prendere appunti, fare schizzi veloci o veri e propri disegni, come si osserva nei suoi diari, in modo da entrare in totale sintonia con i luoghi, le vicende e le persone che intendeva raccontare, rispettando la loro dimensione e avvicinandosi a queste realtà con finezza intellettuale e con sensibilità da puro umanista.

Dal 19 Maggio 2026 al 18 Ottobre 2026 –  Museo Diocesano Carlo Maria Martini

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Harry Gruyaert

Cabine da spiaggia colorate disposte in fila su una spiaggia sabbiosa con cielo nuvoloso.
Berck, Francia, 2007 © Harry Gruyaert / Magnum Photos

ra gli anni Settanta e Ottanta Harry Gruyaert (Belgio, 1941), membro di Magnum Photos, è stato uno dei pochi fotografi europei a conferire al colore una dimensione puramente creativa: una percezione emotiva, non narrativa, e una visione del mondo radicalmente grafica. Alcuni fotografi americani, tra cui Saul Leiter e William Eggleston, avevano già intrapreso questo percorso; le loro opere portarono Gruyaert a cogliere le potenzialità espressive che stavano emergendo in un momento storico in cui la fotografia era ancora prevalentemente celebrata in bianco e nero.

Oggi, il successo di Harry Gruyaert è internazionale. La mostra presentata a CAMERA Torino rappresenta la sua prima grande retrospettiva in Italia. Costruita secondo un percorso cronologico, l’esposizione si apre con i TV shots, un’esperienza unica di dialogo tra le prime televisioni a colori e la fotografia. Il percorso illustra l’evoluzione del suo linguaggio grafico, influenzato dai numerosi viaggi, nei quali ogni Paese si distingue, ai suoi occhi, per specifiche qualità cromatiche. La sua ricerca artistica ha inoltre beneficiato dell’evoluzione delle tecniche fotografiche, dal film Kodachrome e dalla stampa Cibachrome del XX secolo fino alle ampie possibilità offerte dal digitale nel XXI secolo.

«Il colore è più fisico del bianco e nero […] con il colore si deve essere immediatamente colpiti dalle diverse tonalità che esprimono una situazione», afferma l’artista. Non perdetevi questo viaggio alla scoperta del lavoro di Gruyaert e lasciatevi affascinare dalla sua esplorazione del colore come esperienza fisica e sensoriale! 

La mostra è curata da François Hébel, direttore artistico di CAMERA Torino.

18 giugno – 4 ottobre 2026 – CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia – Torino

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Alfred Eisenstaedt. La fotografia era nell’aria

Alfred Eisenstaedt, Albert Einstein Princeton, New Jersey, 1947
© Alfred Eisenstaedt / The LIFE Picture Collection / Shutterstock | Alfred Eisenstaedt, Albert Einstein Princeton, New Jersey, 1947

Protagonista indiscusso della fotografia del Novecento, Alfred Eisenstaedt è al centro di La fotografia era nell’aria, un ampio progetto espositivo a cura di Monica Poggi, prodotto da CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, e organizzato dal Comune di Abano Terme e da D’Uva, gestore del MUNAV, che propone una rilettura articolata in due mostre complementari articolate su due musei, a pochi chilometri di distanza: Villa Bassi Rathgeb di Abano Terme (Padova) e al Museo Storico Navale di Venezia.
 
Il progetto invita il pubblico a riscoprire un autore che ha contribuito in modo decisivo alla definizione del linguaggio del fotogiornalismo. Il titolo riprende una riflessione dello stesso Eisenstaedt sulla Germania del primo dopoguerra, attraversata da una straordinaria vitalità culturale: è in questo contesto che il fotografo si forma e avvia la propria attività.
 
Cresciuto in un clima di grande fermento, sospeso tra l’eredità della pittura e le nuove possibilità del reportageEisenstaedt è attivo tra l’Europa degli anni Venti e gli Stati Uniti degli anni Trenta, dove si stabilisce nel 1935. Qui diventa una delle firme più autorevoli della rivista Life: una collaborazione durata oltre trent’anni, che lo porta a realizzare più di 2.500 servizi fotografici e oltre 90 copertine, contribuendo in maniera determinante alla costruzione dell’immaginario visivo del Novecento.
 
Celebre soprattutto per lo scatto realizzato il 14 agosto 1945 a Times Square – V-J Day in Times Square – che ritrae l’improvviso bacio tra un marinaio e un’infermiera durante i festeggiamenti per la fine della Seconda guerra mondiale, Eisenstaedt affronta nel corso della sua carriera una straordinaria varietà di temi, costruendo un racconto visivo che attraversa i principali snodi storici e culturali del secolo.
 
Dalla documentazione lucida dell’Europa tra le due guerre – nel momento di massima tensione che precede l’ascesa del nazismo, testimoniata anche dal celebre ritratto di Joseph Goebbels – a soggetti più intimi e lirici, come la danza e il teatro, osservati con una sensibilità quasi pittorica, negli Stati Uniti Eisenstaedt si concentra sulla società contemporanea, restituita con crescente ironia e dinamismo. I reportage realizzati in Etiopia Giappone ampliano ulteriormente la portata della sua ricerca, portandolo a confrontarsi con conflitti, ricostruzioni e profonde trasformazioni. Completano il suo percorso i celebri ritratti di protagonisti della politica, della scienza e dello spettacolo – da Albert Einstein J. Robert Oppenheimer fino a Marilyn Monroe e Sophia Loren – che testimoniano la sua capacità di instaurare un rapporto diretto e immediato con i soggetti.
 
Articolata in due sedi, la mostra nasce da un progetto condiviso che valorizza il dialogo tra istituzioni e territori: un’iniziativa che riporta al centro la grande fotografia internazionale, facendo rivivere ancora oggi quel clima di energia e innovazione che, come suggerisce il titolo, continua a essere “nell’aria”.

16 maggio – 20 settembre 2026
Museo Villa Bassi Rathgeb di Abano Terme (PD)
www.museovillabassiabano.it
 
22 maggio – 22 novembre 2026
Museo Storico Navale di Venezia
www.munav.it

Lisetta Carmi. Erotismo e autoritarismo a Staglieno

Lisetta Carmi, <em>Erotismo e Autoritarismo a Staglieno,</em> Courtesy of © Martini Ronchetti. Courtesy Archivio Lisetta Carmi
Lisetta Carmi, Erotismo e Autoritarismo a Staglieno, Courtesy of © Martini Ronchetti. Courtesy Archivio Lisetta Carmi

La mostra presenta l’ingresso di un corpus di fotografie di Lisetta Carmi nella collezione della GAM, nell’ambito del progetto sostenuto da Strategia Fotografia 2025, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
Le opere acquisite, tratte dalla serie “Erotismo e autoritarismo a Staglieno”, del 1966-76, saranno esposte in dialogo con quattro sculture della collezione GAM, scelte dalla raccolta di statuaria del secondo Ottocento e di primo Novecento. Il dialogo è volto a sottolineare i due temi ricercati da Carmi nelle sculture del cimitero monumentale di Staglieno: la sensuale rappresentazione delle figure angeliche o delle anime di donne defunte nell’arte simbolista e l’atmosfera di severa autorità genitoriale tipica delle famiglie borghesi di fine Ottocento. Il raffronto tra scultura e fotografia consente inoltre di aprire una più ampia riflessione sull’antico intreccio, sottolineato da Roland Barthes, tra immagine fotografica e morte.

Dal 21 Maggio 2026 al 1 Novembre 2026 – GAM Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino

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PHIL PENMAN / A STREET DIARY

Un uomo in giacca scura cammina davanti a una scala mentre un personaggio mascherato di peluche siede su un gradino, in un ambiente ben illuminato.

All’interno degli spazi rinnovati di Leica Galerie Milano, A Street Diary, mostra di Phil Penman dedicata a oltre 25 anni di street photography a New York e nel mondo. Le immagini raccontano le città come un organismo vivo fatto di contrasti, ombre e improvvisi momenti di umanità. Il progetto, a ingresso libero, trasforma la quotidianità urbana in un diario visivo essenziale e poetico. 

Il fotografo britannico Phil Penman (Briantspuddle, Dorset, 1977) vive a New York e ha dedicato gli ultimi due decenni a documentare il continuo mutamento della città, affermandosi come una delle voci più autorevoli della street photography contemporanea.

Il suo lavoro si muove lungo una sottile linea di equilibrio tra ombra e luce, tra l’intensità della città e l’imprevedibile leggerezza dell’umano. Quasi sempre in bianco e nero perché, secondo Penman, “la fotografia in bianco e nero cattura l’essenza più pura e grezza della strada”, con alcuni esempi in cui il colore definisce dettagli e distingue momenti. Le sue immagini, di cui 34 esposte nella mostra ospitata negli spazi rinnovati di Leica Galerie Milano, raccontano New York e il mondo come un organismo vivo, attraversato da contrasti: atmosfere urbane dense, fatte di persone, nebbie, riflessi insieme a momenti di spontaneità e ironia che emergono come improvvise aperture di luce.

“È questo passaggio – dall’oscurità alla vitalità – a costituire il filo conduttore di A Street Diary che accompagna il pubblico a scoprire il dialogo delle due anime del lavoro di Penman: da un lato la dimensione più introspettiva, a tratti cinematografica, dall’altro quella immediata, empatica e luminosa”. Giada Triola, curatrice

Ogni immagine in mostra, pur autonoma, si inserisce in un flusso continuo di relazioni, dettagli e intuizioni visive, il percorso espositivo è così un diario urbano, in cui lo sguardo del fotografo tende a trasformare l’ordinario in universale. 

“La parte che preferisco della giornata è conversare con persone di ogni estrazione sociale e imparare qualcosa di nuovo che non sapevo il giorno prima. Mi dà anche l’opportunità di catturare qualcosa di autentico, in un momento in cui praticamente tutto ciò che ci circonda sta diventando finto (dal punto di vista fotografico). Persone che modificano il proprio corpo per i social media o fotografi che creano immagini con l’intelligenza artificiale. Per me, il senso stesso della fotografia è stare all’aria aperta con altre persone.” Phil Penman

dal 15 maggio al 12 settembre 2026 – Leica Galerie Milano

Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza

Robert Mapplethorpe, Derrick Cross, 1985
© Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission | Robert Mapplethorpe, Derrick Cross, 1985

Dal 29 maggio al 4 ottobre 2026, il Museo dell’Ara Pacis ospita la mostra Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza:una selezione di circa 200 fotografie, che esplorano il concetto di bellezza come perfezione assoluta e rigore formale.
 
L’esposizione, curata da Denis Curti, è promossa da Roma CapitaleAssessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della MemoriaSovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali Marsilio Arte, organizzata con Zètema Progetto Cultura Marsilio Arte, in collaborazione con la Robert Mapplethorpe Foundation di New York.
 
Robert Mapplethorpe (New York,1946-1989) non fotografa soggetti, ma scolpisce lo spazio attraverso l’obiettivo della sua Hasselblad, conferendo ad ogni scatto un’auradi assoluta classicità, con visione geometrica e ricerca della perfezione.
La mostra, che si distingue per una serie di contenuti inediti, si concentra sulla ricerca della forma pura, dove il corpo umano, i volti e le nature morte vengono trattati con la stessa maniacale attenzione alla luce e alle geometrie.
 
Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza è il capitolo conclusivo di un importante progetto espositivo che ha toccato prima Venezia, alle Stanze della Fotografia, e poi Milano, a Palazzo Reale.

Dal 29 Maggio 2026 al 4 Ottobre 2026 – Museo dell’Ara Pacis – Roma

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Elliott Erwitt. Icons

Elliott Erwitt, U.S.A., Arlington, Virginia, 1963, cm. 40x50
© Elliott Erwitt | Elliott Erwitt, U.S.A., Arlington, Virginia, 1963, cm. 40×50

Il JMUSEO a Jesolo (VE), avveniristico polo espositivo e culturale di quattro piani, pensato non solo come museo tradizionale, ma come luogo di incontro, eventi e mostre della città lagunare, ospita dal 13 giugno al 18 ottobre 2026, una grande mostra dedicata a Elliott Erwitt (1928-2023), uno dei più importanti fotografi del XX secolo, capace di raccontare il mondo con ironia, sensibilità e uno sguardo profondamente umano.
L’esposizione, dal titolo Elliott Erwitt. Icons, prodotta e promossa dal Comune di Jesolo, dal JMuseo di Jesolo, in collaborazione con Orion57 e Bridgeconsultingpro, è curata da Biba Giacchetti con il project management e l’assistenza tecnica di Gabriele Accornero e Valentina Bruno, presenta una selezione di 80 immagini tra le più celebri della carriera di Elliott Erwitt diventate vere e proprie icone della fotografia contemporanea.
Attraverso scatti in bianco e nero di straordinaria eleganza visiva, la rassegna accompagna il visitatore in un viaggio tra momenti storici, scene di vita quotidiana, ritratti di personalità celebri e situazioni osservate con quell’ironia sottile che ha reso Erwitt uno dei fotografi più amati al mondo.
 
“Con la mostra dedicata a Elliott Erwitt – commenta Christofer De Zotti, sindaco di Jesolo -, il JMuseo conferma la propria vocazione a ospitare i protagonisti della fotografia internazionale. Le sue immagini, celebri in tutto il mondo, raccontano con ironia e straordinaria sensibilità un secolo di storia, restituendo momenti di vita quotidiana, eventi e volti che sono entrati nell’immaginario collettivo. Accogliere questa esposizione a Jesolo significa offrire a cittadini e visitatori un’esperienza culturale di grande valore e continuare a rafforzare il ruolo del JMuseo come spazio aperto alla cultura contemporanea, capace di arricchire l’offerta della nostra città durante tutto l’anno”.
 
“Elliott Erwitt – commenta Biba Giacchetti, co-curatrice della mostra, una delle massime conoscitrici di Erwitt a livello internazionale – non è stato solo un fotografo, ma un narratore visivo senza eguali, capace di trasformare l’istante in storia, il quotidiano in arte, l’ironia in poesia. Le sue immagini evocano in chi le osserva emozioni che si muovono su registri diversi, dalla commozione al sorriso, fino al divertimento più spontaneo. Scomparso nel novembre del 2023 all’età di 95 anni, ci ha lasciato un’eredità immensa: un archivio di fotografie che attraversano epoche, culture e sentimenti con un linguaggio universale, invitandoci a guardare il mondo con più indulgenza e meraviglia, mettendosi sempre al nostro fianco in quella leggerezza profonda che lui stesso definiva “The Art of Observation””.
 
La mostra si colloca nell’ambito del bicentenario della prima fotografia della storia, conosciuta come “Vista dalla finestra a Le Gras”, rappresenta una pietra miliare nel campo della fotografia e della tecnologia dell’immagine. Realizzata nel 1826 da Joseph Nicéphore Niépce, questa immagine segna l’inizio della possibilità di catturare e conservare permanentemente una scena reale su un supporto fisico.
 
“Elliott Erwitt – aggiunge uno dei due project manager della mostra Gabriele Accornero – è, come le sue fotografie: ironico, enigmatico, aereo. Dietro a tutto questo si percepiscono una grande personalità e un’acuta intelligenza, quasi spiazzanti. II valore artistico dell’opera di Erwitt pare raggiungersi quasi incidentalmente, non è mai perseguito e forse per questo è così spesso centrato. Non si addicono a Erwitt sterili schemi di lettura mutuati dalla storia dell’arte, lui si preoccupa solo di fare buone fotografie; Le fotografie di Erwitt sono generalmente leggere, spensierate, luminose, ma ciò non toglie che alcune immagini assurgano a manifesti di pensiero, anche di rivendicazione sociale”.
 
Già presidente della Magnum Photos – l’agenzia fondata nel 1947 da Robert Capa e Henri Cartier-Bresson -, Elliott Erwitt sintetizza nelle sue opere l’interesse per l’uomo e il gusto dell’attimo che sa catturare con ineguagliabile maestria.
Tra i suoi soggetti preferiti figurano i cani di cui Erwitt apprezzava l’atteggiamento irriverente, libero e svincolato dalle comuni regole che condizionano gli esseri umani.
Moltissimi sono gli scatti “dal punto di vista dei cani”, nei quali lascia comparire solo le scarpe o una parte delle gambe dei loro padroni; Erwitt voleva che queste fotografie risultassero buffe e per questo metteva in atto ingegnose strategie, come suonare una trombetta o emettere una specie di latrato, per ottenere dagli animali una reazione il più naturale possibile.
 
Nel percorso espositivo s’incontrano alcuni dei ritratti a famose personalità del mondo dello spettacolo, della cultura, della politica, da Ernesto Che Guevara a Jack Kerouac, da Marlene Dietrich a Fidel Castro, da Sophia Loren ad Arnold Schwarzenegger. A questi, si aggiunge il celeberrimo scatto a Marilyn Monroe con la gonna del vestito bianco che si solleva, realizzata sul set del film Quando la moglie è in vacanza, diretto da Billy Wilder, e altre fotografie che documentano alcuni degli avvenimenti storici più famosi del Novecento, come il funerale di John Fitzgerald Kennedy, o il diverbio tra Nixon e Krusciov, nel quale il presidente americano punta un dito accusatore verso il petto dell’omologo russo.
 
Non mancano alcune delle icone visive più amate dal pubblico per la loro forza romantica, come il California Kiss, il romantico bacio rubato nel riflesso di uno specchietto retrovisore di un’automobile, o quelle più intime e private, come la fotografia alla sua figlia primogenita neonata sul letto, osservata dalla mamma e dal gatto, o ancora l’apoteosi di Parigi, città nella quale era nato; è nella capitale francese che Erwitt produce alcune delle sue immagini più famose, come Umbrella Jump, considerata un simbolo del romanticismo parigino, che mostra la silhouette di un uomo con un ombrello che salta sopra una pozzanghera al Trocadéro, davanti alle figure di due amanti che si abbracciano con la Tour Eiffel a fare da sfondo. O ancora la poetica scena del nonno e del nipotino in bicicletta, commissionata dall’ente turistico francese per promuovere la Francia.
Su tutte, Erwitt posa uno sguardo tagliente e al tempo stesso pieno di empatia, dal quale emerge non soltanto l’ironia del vivere quotidiano, ma anche la sua complessità.
Completa il percorso, una selezione di autoritratti, in cui lui stesso diventa il soggetto preferito della propria autoironia.
 
Accompagna la rassegna un catalogo edito da Orion57 / Elliott Erwitt Studio.

Dal 13 Giugno 2026 al 18 Ottobre 2026 – JMuseo – Jesolo (VE)

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Francesca Todde: IUZZA. Goliarda Sapienza

Uccelli impagliati all'interno di una campana di vetro, con un ramo e foglie decorative.

Goliarda Sapienza compirebbe 102 anni il dieci maggio: chissà che questo anniversario non venga coronato dall’assegnazione di almeno uno (o tutti!) degli otto David di Donatello a cui è candidato il film Fuori di Mario Martone, a lei dedicato.

Prima del clamore cinematografico che ne ha rinnovato la fama, Francesca Todde l’ha cercata per diversi anni: almeno sette sono quelli dedicati alla realizzazione di questo meraviglioso lavoro nato dalla parola scritta. Infatti, tutto ha avuto inizio con un libro che Francesca Todde lesse in francese: Moi, Jean Gabin. E’ stato l’inizio di un viaggio che l’ha vista attraversare più volte i libri, le poesie e le lettere di Sapienza – e poi attraversare i luoghi: Catania, Roma, la costiera amalfitana… e infine, cercare le persone a lei vicine, a cominciare dal marito, Angelo Pellegrino.

Tutti questi elementi hanno composto la mappatura di un itinerario, un viaggio sulle tracce di Goliarda Sapienza, “Iuzza”, come veniva chiamata da bambina nella Sicilia dove nacque.

Nel 2024 Iuzza è diventato un libro, finalista ai premi di Arles e PhotoEspaña, menzione speciale al Premio Bob Calle 2025. Le opere, dopo essere state esposte in una mostra personale presso il Centre Photographique Rouen Normandie a cura di Raphaëlle Stopin, a Lugano presso Artphilein e a Los Angeles presso The Reef arrivano a Milano da Micamera, dove saranno esposte in un allestimento a cura di Luca Reffo.

Francesca Todde e Luca Reffo saranno presenti all’inaugurazione giovedì 21 maggio, l’ingresso è libero, per acquistare una stampa è possibile inviare una richiesta via mail o chiedere in galleria. E nel frattempo consigliamo a tutti di leggere questa intervista fatta da Gaia Giani all’autrice nel 2025.

22 maggio – 27 giugno 2026 – MICamera – Milano

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How Kids Roll

© Melissa McClaren
© Melissa McClaren

In tutto il mondo, i bambini stanno affrontando livelli record di violenza, sfollamento e privazioni. Solo nel 2024 le Nazioni Unite hanno verificato oltre 41.000 gravi vio-lazioni ai danni dei più piccoli (fonte UNICEF). Nelle guerre, così come in ogni emergenza, sono fra i gruppi i più vulnerabili esposti a gravi rischi e perdite.
Attualmente, oltre 520 milioni di bambini e adolescenti vivono in aree di conflitto attivo, un dato record che rappresenta più di 1 minore su 5 a livello globale (fonte Save the Children). Proprio ai bambini che vivono quotidianamente sotto assedio è dedicata la mostra How Kids Roll a cura di Loris Lai e Joseph Lefevre, che
Palazzo Merulana ospita dal 14 maggio al 28 giugno 2026.

Promossa con il patrocinio del Dicastero per la Comunicazione, del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede, dell’UNICEF Italia e di Save the Children, e prodotta da B-Roll Production e Ramon Pictures, l’esposizione si foca-lizza in particolare sull’esperienza dei bambini di Gaza, restituendo la forza, la dignità e la resilienza di chi cresce in un contesto segnato da un conflitto che continua
a ridefinire la quotidianità, l’immaginario e il futuro delle nuove generazioni.

Qui lo sguardo sull’infanzia diventa chiave per comprendere le contraddizioni del presente. Palazzo Merulana accoglie il progetto come spazio di mediazione culturale, educazione allo sguardo e riflessione sui diritti dei bambini.
Cuore del percorso è il lavoro fotografico di Melissa McClaren, realizzato durante le riprese del film How Kids Roll (2022–2023). Le sue immagini costruiscono un racconto intimo e privo di retorica: frammenti di vita, gesti quotidiani, attese e giochi sospesi tra normalità e trauma.
Accanto alle fotografie, le poesie scritte dai bambini di Gaza — raccolte dall’inizio del conflitto a oggi — entrano nello spazio espositivo come voci dirette, non filtrate. Parole che amplificano la forza del racconto visivo, trasformandolo in una testimo-nianza emotiva e linguistica. A queste si affiancano gli scatti di
Mahmoud Abu Hamda, che documentano la realtà di Gaza dall’inizio del conflitto fino a oggi. Immagini e testi dialogano come elementi installativi e sonori, restituen-do la complessità dell’infanzia attraverso paura, rabbia, speranza e immaginazione.

L’UNICEF Italia, in occasione dell’80° anniversario della nascita dell’Organizzazio-ne, patrocina la mostra “How Kids Roll” per il valore educativo e sociale, in linea con la sua missione di promozione e tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza: “Attraverso uno sguardo autentico sull’infanzia in contesti di guerra, l’iniziativa promuove valori di pace, dialogo e convivenza, restituendo speranza in un periodo storico di forte drammaticità”.
«Ogni guerra è una guerra contro i bambini»: è il principio su cui Save the Chil-dren è stata fondata oltre 100 anni fa, all’indomani della Prima Guerra Mondiale, e che purtroppo conserva ancora oggi una drammatica attualità. Il patrocinio concesso dall’Organizzazione nasce dalla volontà di sostenere il valore di questa mostra come strumento di sensibilizzazione sulla condizione dei bambini a Gaza e di riconoscerne la capacità di creare ponti, trasmettendo un messaggio universale di pace e di umani-tà, affinché—come recita la missione fondativa di Save the Children—l’umanità dia ai bambini il meglio di ciò che può offrire.

Il progetto si completa con il film How Kids Roll, attualmente in distribuzione inter-nazionale. La pellicola racconta l’incontro tra due ragazzi — Mahmud, palestinese, e Alon, israeliano — uniti dalla passione per il surf durante la seconda intifada del 2003. Una storia di amicizia che attraversa il conflitto e apre uno spazio possibile di pace e fraternità. Disponibile da marzo su Canal+ e in distribuzione nel resto del mondo, il film conferma la forza universale del progetto. Liberamente ispirato al li-bro Sulle onde della libertà di Nicoletta Bortolotti edito da Ragazzi Mondadori, porta al centro lo sguardo dei bambini come alternativa concreta all’odio.
How Kids Roll non è solo una mostra: è un atto di testimonianza. E una chiamata a guardare — davvero — attraverso gli occhi dei bambini.

Un ambiente immersivo in cui immagini, parole e suoni, attraverso fotografie, testi poetici e contributi sonori (a cura di Maurizio Cascella), si intrecciano e costringono lo sguardo a fermarsi. Qui il visitatore non assiste soltanto alla violenza del conflitto: entra in contatto con ciò che resiste — la capacità dei bambini di reinventare il quoti-diano, di immaginare, di sperare.
How Kids Roll non si limita a documentare una condizione, ma assume le pratiche artistiche e documentarie come strumenti di responsabilità culturale, capaci di creare connessioni tra memoria, presente e urgenze globali, ponendo l’infanzia al centro di una riflessione necessaria sul nostro tempo.
Lo spazio espositivo è costruito per rallentare. Per obbligare a guardare davvero. Lightbox e fotografie in formati diversi — dalle grandi immagini immersive alle piccole stampe — si alternano in un ritmo visivo che passa dall’impatto immediato all’intimità. Le composizioni a mosaico invitano ad avvicinarsi, a sostare, a entrare nei dettagli. È un continuo slittamento tra visione d’insieme e incontro personale.
Accanto alle immagini, le poesie dei bambini di Gaza — scritte dall’inizio del con-flitto a oggi — attraversano lo spazio come presenze vive. Non didascalie, ma voci. Dirette, fragili, potentissime. Offrono una seconda soglia di accesso al racconto: quella della parola che non media, ma espone.

Il percorso si arricchisce delle opere pittoriche di Simone Legno, ispirate al film, e di un video che documenta la sua live performance. A queste si affiancano schermi su cui scorrono in loop le sequenze oniriche tratte da How Kids Roll: immagini che aprono uno spazio interiore, restituendo la dimensione invisibile dell’infanzia in
guerra. L’audiovisivo non sovrasta, ma espande — amplifica il racconto fotografico e
ne approfondisce la risonanza emotiva.
L’allestimento, nel suo insieme, costruisce una condizione precisa: prossimità. Nessuna spettacolarizzazione, nessuna distanza di sicurezza.
Solo un invito netto all’ascolto. Le immagini, le parole e i suoni chiedono tempo, attenzione, responsabilità.
Musica e progetto sonoro a cura di Maurizio Cascella

Dal 14 Maggio 2026 al 28 Giugno 2026 – Palazzo Merulana – Roma

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GAK YAMADA, The Cosmic Prayer

Manifesto per l'esposizione 'The Cosmic Prayer' di Gak Yamada, che mostra elementi astratti con colori vivaci e decorazioni scintillanti, date dell'evento dal 10 maggio al 14 giugno 2026 presso Mercati Culturali di Pordenone.

Die Gelbe Wand nasce con una vocazione internazionale e un’identità ibrida, puntando i propri riflettori sulla fotografia contemporanea con una predilezione per le sperimentazioni che fioriscono nei paesi di lingua tedesca e in Giappone, e non poteva esserci battesimo migliore se non quello affidato alla potenza visiva di Gak Yamada (Ehime, Giappone 1973), protagonista della sua prima personale europea proprio qui a Pordenone dal titolo “The Cosmic Prayer” e curata da Marco Minuz.

“Inaugurare Die Gelbe Wand con una mostra di tale densità significa dichiarare apertamente la missione di questo spazio: non un semplice contenitore, ma un luogo di collisione tra culture e linguaggi. Qui l’immagine diventa linguaggio vivo, capace di interrogare la realtà, raccontare trasformazioni e aprire nuovi orizzonti percettivi. Vogliamo rendere questo spazio, geograficamente decentrato, un generatore di ricerca attraverso collaborazioni internazionali.” spiega Marco Minuz, direttore artistico di Die Gelbe Wand.

La selezione delle opere curata per l’occasione non è una semplice serie di scatti, ma un viaggio sinestetico che Yamada ha costruito per offrire una visione d’insieme del proprio percorso artistico, una parabola che parte dalla fotografia per atterrare in uno spazio terzo, un altrove che non è più pittura e non è ancora scultura, ma che vibra di un’autonomia propria. L’artista ci conduce per mano attraverso un’evoluzione che vede la fotografia come rappresentazione del mondo esterno e il dipinto astratto come espressione del mondo interiore, cercando però costantemente quel punto di rottura, quel processo di creazione in cui le categorie si fondono l’una dentro l’altra. Entrando nella prima sala dell’esposizione, ci si imbatte nella serie HIGAN, che rappresenta la linea più marcatamente fotografica della ricerca di Yamada, qui presentata in un allestimento che copre un’intera parete; l’ispirazione dichiarata è ”Addio alla fotografia” di Daido Moriyama, un punto di svolta che Yamada rielabora trasformando quella che era nata come un’opera editoriale da sfogliare in un’esperienza visiva simultanea, capace di sprigionare un’intensità diversa quando colta in un unico sguardo d’insieme.

Ma basta voltarsi verso le altre pareti per accorgersi che la pittura reclama il suo spazio: ogni superficie corrisponde a un periodo specifico della sperimentazione dell’artista, come avviene in Threshold, dove l’immagine fotografica viene aggredita dall’introduzione di elementi testuali, parole che scorrono rapide nella mente dell’autore e che si trasformano in sottili linee nere, segni che sembrano leggibili ma che sfuggono alla comprensione, diventando pura energia calligrafica.

Il lavoro di Yamada è un corpo a corpo con la materia: egli non esita a immergere le stampe in acqua per giorni, scoprendo come le carte Fujifilm si dissolvano rapidamente mentre le Kodak si sfaldino strato dopo strato, come accade nella serie Red, dove il blu svanisce lasciando emergere un rosso dominante e inquietante che l’artista lavora ulteriormente con lo sfregamento delle dita, quasi a voler denunciare un certo eccesso del capitalismo attraverso la decomposizione cromatica.

In Threshold, invece, la distruzione dell’immagine è affidata agli agenti atmosferici: le stampe vengono abbandonate in giardino, esposte al vento e alla pioggia per un mese affinché si deteriorino in modo organico, fuori dall’intenzione umana, per poi essere riportate in studio e sottoposte a un trattamento quasi sciamanico tra nastro adesivo, inchiostri acrilici, oro, argento e l’uso del fuoco, che brucia la carta fino a lacerarla lasciando intravedere il buio retrostante.

È qui che nasce il concetto di soglia, un confine dove tutto converge: superficie e retro, visibile e invisibile, fotografia e pittura. Spostandosi nella seconda sala, l’esperienza si trasforma ulteriormente, accogliendo il visitatore nello stato attuale della ricerca di Yamada, dominato da light box e suono; qui il light box diventa una forma compiuta, una sorta di kata, termine che nelle arti tradizionali giapponesi come il teatro Nō o l’haiku indica una forma definita che non limita l’artista ma ne abilita la libertà creativa e il salto immaginativo. La musica, per Yamada, è un motore fondamentale: è la vibrazione che fa emergere le immagini interiori, e in questo spazio suono e visione appaiono insieme, risuonando in un’unica frequenza emotiva. Particolarmente affascinante è l’opera Ku (Cielo), nata dall’uso dello scanner come strumento di cattura dello spazio, un metodo che si discosta radicalmente dalla lente fotografica tradizionale; se l’obiettivo implica una gravità stabile, legata all’occhio umano piantato a terra, lo scanner libera l’immagine dal peso, creando una sensazione di sospensione misteriosa, come se gli oggetti — dalla carta washi a piccoli elementi quotidiani — danzassero in un vuoto sconosciuto.

L’evoluzione più recente di questo percorso è rappresentata dalla serie Kankō, dove le stampe deteriorate vengono ispessite con cartone e incise con un saldatore, tracciando segni che richiamano la forza primordiale della scrittura cuneiforme o dei caratteri oracolari cinesi. Yamada è profondamente colpito dalla materialità delle antiche incisioni su argilla o osso, vedendo in quel gesto umano così fragile e transitorio lo stesso impulso primordiale che ha dato vita alla pittura e alla fotografia: una ricerca di certezza, una preghiera laica che cerca di lasciare un segno nel mondo.

In Kankō, la sovrapposizione tra pittura rupestre, scrittura arcaica e fotografia punta a trascendere i media stessi per evocare una presenza sacra, un oggetto che accolga la tensione umana in un unico punto di condensazione.

La città di Pordenone si arricchisce di una finestra affacciata sull’asse culturale che lega l’Europa di lingua tedesca al Giappone, offrendo al pubblico l’opportunità unica di confrontarsi con un artista come Gak Yamada, capace di bruciare l’immagine per farne risplendere l’essenza più profonda e spirituale.

10 maggio – 14 giugno 2026 – Spazio Espositivo Die Gelbe Wand, Mercati Culturali Pordenone

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ROLAND DUFAU Scultore di luce

Manifesto della mostra fotografica 'Roland Dufau: scultore di luce' con un'immagine di un gruppo di bambini e un uomo con il viso dipinto da clown. La mostra si tiene al Palazzetto Bru Zane a Venezia dal 23 maggio al 12 settembre 2026.

Nell’ambito del suo impegno a sostegno della fotografia, la Fondation Bru presenta dal 23 maggio 2026 la mostra “Roland Dufau, scultore di luce”. Nel corso di una carriera durata 37 anni, Roland Dufau ha valorizzato le fotografie di centinaia di appassionati e professionisti, realizzando, a partire dalle loro diapositive, stampe eccezionali, grazie al procedimento svizzero noto come Cibachrome, sviluppato dall’azienda Ilford.

Dufau ha costituito una collezione unica composta da oltre mille immagininotevole non solo per la fama dei fotografi, ma soprattutto per l’eccezionale qualità delle stampe in Cibachrome, la cui durata – se conservate al riparo dalla luce diretta e dall’umidità – è stimata fino a trecento anni.Questa la frase del fotografo americano Robert J. Steinberg che lo ha accompagnato per tutto il suo percorso professionale: “Per me, l’oggetto artistico più sensuale è una stampa fotografica realizzata alla perfezione”.

Durante la Biennale d’arte di Venezia 2026, la Fondation Bru rinnova il proprio impegno per la valorizzazione del patrimonio culturale presentando al Palazzetto Bru Zane una selezione di stampe fotografiche curata dal fotografo Reza provenienti dalla collezione di Dufau. La mostra invita il pubblico a scoprire il talento di un artigiano esigente al servizio della fotografia.

La Fondation Bru ha incontrato Roland Dufau nel 2014 grazie alla Fondation Gilles Caron. Dopo il fallimento della Ilford nel 2013, Dufau aveva messo da parte una scorta di carta Cibachrome; grazie al sostegno della Fondation Bru, ha potuto utilizzarla per realizzare sessanta stampe a colori a partire dalle diapositive di Gilles Caron. Una selezione di queste opere è stata esposta a Venezia in occasione della Biennale d’arte del 2015 e, nel febbraio 2016, alla Galerie de la Muse di Plainpalais, a Ginevra.

Il fotografo di fama internazionale Reza ha fatto realizzare a sua volta le proprie stampe in Cibachrome da Roland Dufau, l’ultima delle quali è l’iconico ritratto del comandante Massoud. A testimonianza della grande complicità tra i due, il fotografo ha dedicato a Dufau un episodio della serie Square Artiste; è stato proprio questo profondo legame a spingere la Fondation Bru ad affidargli la curatela della mostra, con il difficile compito di selezionare, tra oltre mille stampe, le opere da esporre a Venezia.

23 maggio – 12 settembre 2026 – Palazzetto Bru Zane, Venezia

Tutti i premi fotografici a cui partecipare a Giugno

📸 20 Premi Fotografici con Scadenza a Giugno 2026

Presentazione Generale

Ciao! Ecco una selezione di 20 premi fotografici internazionali e italiani con scadenza nel mese di giugno 2026, perfetti per esporre il tuo lavoro, vincere premi in denaro e ottenere visibilità globale. I concorsi includono categorie per professionisti e amatori, con temi che vanno dalla fotografia documentaria, street photography, bianco e nero, drone, paesaggio, fino al ritratto. Alcuni sono gratuiti, altri richiedono una tassa di iscrizione (da 5€ a 35€) e offrono premi che spaziano da mostre personali, pubblicazioni, fino a premi in denaro sino a €11.000.


1. Annual Photography Awards 2026

L’Annual Photography Awards è uno dei premi fotografici più prestigiosi a livello internazionale, aperto a fotografi di tutto il mondo in tutte le categorie possibili. Il vincitore assoluto riceve $2.500 di premio in denaro e la possibilità di essere featured su annualmagazine.art, una delle riviste più importanti nel settore. La partecipazione costa $25 per una singola immagine o $35 per una serie di fino a 5 foto.

DettaglioInformazione
Scadenza7 giugno 2026 concorsidifotografiaonline+1
Premio$2.500 cash per il vincitore assoluto photocontestguru
Fee$25 singola foto / $35 serie photocontestguru
Sito ufficialehttps://annualphotoawards.com concorsidifotografiaonline+1

2. LensCulture Street Photography Awards 2026

Questo premio è dedicato esclusivamente alla street photography e offre ai fotografi l’opportunità di essere notati da una giuria internazionale di professionisti del settore. I vincitori ricevono riconoscimento globale, premi in denaro e la possibilità di partecipare a una mostra collettiva a Londra. LensCulture offre anche uno sconto del 30% agli studenti, rendendo il concorso più accessibile ai giovani fotografi emergenti.

DettaglioInformazione
Scadenza17 giugno 2026 concorsidifotografiaonline+2
PremioRiconoscimento internazionale, premi in denaro, mostra a Londra concorsidifotografiaonline
FeeSconto 30% per studenti lensculture
Sito ufficialehttps://www.lensculture.com/photo-competitions/street-photography-awards lensculture+1

3. XIII Premio Scuola di Paesaggio «Emilio Sereni»

Il XIII Concorso europeo di fotografia Premio Scuola di Paesaggio Emilio Sereni è dedicato al tema “Mondi perduti, paesaggi ritrovati” e si rivolge a fotografi professionisti e amatori. La premiazione avverrà il 25 agosto 2026 a Gattatico (RE) presso l’Istituto Cervi, con una mostra dei vincitori. È un’opportunità eccellente per chi si occupa di fotografia di paesaggio e documentazione territoriale in Europa.

DettaglioInformazione
Scadenza21 giugno 2026 concorsidifotografiaonline+3
Tema“Mondi perduti, paesaggi ritrovati” reflexlist
PremiazioneGattatico (RE), 25 agosto 2026 territorio.regione.emilia-romagna+1
Sito ufficialehttps://territorio.regione.emilia-romagna.it/notizie/dai-territori/2026/xiii-concorso-europeo-di-fotografia-premio-scuola-di-pae territorio.regione.emilia-romagna+1

4. RILETTURE – Antropologia visiva del cambiamento urbano

RILETTURE è un open call gratuito per fotografi under 35 residenti in Campania, dedicato all’antropologia visiva del cambiamento urbano. Il vincitore sarà esposto in una mostra personale a Matera dal 5 settembre al 10 ottobre 2026 e riceverà un catalogo dedicato. È un’opportunità perfetta per giovani fotografi che vogliono documentare le trasformazioni urbane e sociali del propio territorio.

DettaglioInformazione
Scadenza14 giugno 2026, ore 23:59 concorsidifotografiaonline+3
DestinatariFotografi under 35 residenti in Campania reflexlist
PremioMostra a Matera (5/9–10/10/2026), catalogo reflexlist
Sito ufficialehttps://www.aici.it/bando-open-call-riletture-fondazione-valenzi/ aici+1

5. Drone Photo Awards 2026

I Drone Photo Awards sono l’unico premio internazionale dedicato esclusivamente alla fotografia aerea e alle immagini catturate con droni. La cerimonia di premiazione si terrà a Siena il 27 settembre 2026 al Teatro dei Rinnovati, con una mostra dei vincitori. La partecipazione è completamente gratuita, rendendolo accessibile a tutti i fotografi che lavorano con la prospettiva aerea.

DettaglioInformazione
Scadenza15 giugno 2026 photocontestdeadlines+1
TemaFotografia aerea e drone
PremiazioneSiena, 27 settembre 2026 photocontestdeadlines+1
Sito ufficialehttps://www.sienawards.com/it/drone

6. FotoDoc Photo Contest 2026

FotoDoc è un concorso specializzato in fotografia documentaria d’autore, pensato per fotografi che vogliono dare visibilità al proprio lavoro di ricerca approfondita. Il premio offre un’importante piattaforma internazionale per il documentario contemporaneo e la possibilità di essere notato da curatori e direttori di festival. È ideale per chi lavora su progetti a lungo termine con forte valore sociale e culturale.

DettaglioInformazione
Scadenza30 giugno 2026 concorsidifotografiaonline+1
TemaFotografia documentaria d’autore
FocusProgetti documentari a lungo termine
Sito ufficialehttps://fotodoc.com.br/en/news/inscricoes-abertas-para-o-premio-portfolio-fotodoc-2026/

7. One Day In Venezia Photo Contest

One Day In Venezia è un concorso fotografico mensile dedicato esclusivamente a Venezia, con una nuova edizione ogni mese e scadenza il 24 di ogni mese. La tassa di partecipazione è di soli 10 euro e il vincitore viene featured sul sito ufficiale e sui social media del progetto. È perfetto per chi vuole cogliere la bellezza unica di Venezia in un singolo giorno di ripresa.

DettaglioInformazione
Scadenza24 giugno 2026 (mensile) onedayinvenezia
TemaVenezia onedayinvenezia
Fee10 euro onedayinvenezia
Sito ufficialehttps://www.onedayinvenezia.com/it/ onedayinvenezia

8. Minimalist Photography Awards 2026

I Minimalist Photography Awards celebrano la bellezza della semplicità nella fotografia, cercando immagini che comunicano con forza attraverso la riduzione essenziale degli elementi. La fee è di 20 EUR per una singola immagine o 30 EUR per una serie, con premi in denaro e riconoscimenti internazionali. È ideale per fotografi che lavorano con esthétique pulite, composizioni essenziali e spazi negativi significativi.

DettaglioInformazione
Scadenza7 giugno 2026 photocontestdeadlines+1
TemaFotografia minimalista
Fee20 EUR singola / 30 EUR serie
Sito ufficialehttps://minimalistphotographyawards.com/

9. Archifoto 2026

Archifoto è il concorso annuale di fotografia architettonica organizzato da FotoGrafica, con partecipazione completamente gratuita e mostra dei vincitori alla galleria La Chambre a Milano. Il premio valorizza la fotografia di architettura contemporanea e storica, offrendo visibilità internazionale ai vincitori. È perfetto per architetti, fotografi di architettura e tutti coloro che esplorano lo spazio costruito attraverso l’obiettivo.

DettaglioInformazione
Scadenza1 giugno 2026 photocontestdeadlines+1
TemaFotografia architettonica
FeeGratuito
Sito ufficialehttps://www.archifoto.it

10. Galapagos Photography Competition 2026

La Galapagos Photography Competition è un concorso internazionale dedicato alla fauna selvatica, ai paesaggi e alla natura unica delle isole Galapagos. Il premio mira a sensibilizzare sull’importanza della conservazione di questo ecosistema unico al mondo attraverso la fotografia. Ideale per fotografi di natura e wildlife che hanno lavorato nelle Galapagos o su temi di conservazione ambientale.

DettaglioInformazione
Scadenza1 giugno 2026 photocontestdeadlines+1
TemaGalapagos, natura, wildlife
FocusConservazione ambientale
Sito ufficialehttps://galapagosphotographycompetition.com

11. AAP Magazine #58 Black and White

AAP (Apparel Photography) Magazine organizza ogni mese un concorso tematico dedicato, e il numero 58 è interamente focalizzato sulla fotografia in bianco e nero. Il vincitore viene pubblicato sulla rivista AAP Magazine #58 e ricevuto visibilità sulla loro piattaforma online con oltre 200.000 follower. È un’ottima opportunità per fotografi che lavorano esclusivamente o principalmente in bianco e nero.

DettaglioInformazione
Scadenza2 giugno 2026
TemaBianco e nero
PremioPubblicazione su AAP Magazine #58
Sito ufficialehttps://www.instagram.com/p/DYujLxGDReM/

12. PORTAL – at the edge of becoming

PORTAL è un’open call per fotografia contemporanea che esplora il tema “at the edge of becoming”, ovvero il momento di transizione e trasformazione. Il concorso è aperto a fotografi internazionali e offre opportunità di pubblicazione e visibilità in contesti espositivi dedicati all’arte contemporanea. È ideale per chi lavora su progetti concettuali, identitari e di trasformazione personale o sociale.

DettaglioInformazione
Scadenza3 giugno 2026
TemaFotografia contemporanea, trasformazione
FocusProgetti concettuali
Sito ufficialehttps://www.decagongallery.com/portal-entry

13. CITY Photo Exhibit

CITY Photo Exhibit è una mostra collettiva dedicata alla fotografia urbana che chiama fotografi da tutto il mondo a partecipare con immagini che raccontano la vita in città. Il concorso è organizzato da Dusk Gallery e offre ai selezionati la possibilità di esporre in una mostra fisica con catalogo. Perfetto per fotografi di strada, architettura urbana e life in the city.

DettaglioInformazione
Scadenza5 giugno 2026 photocontestdeadlines+1
TemaUrbano, città
PremioMostra collettiva, catalogo
Sito ufficialehttps://duskgallery.com/city-photo-exhibit

14. Urban Photo Race Brussels 2026

Urban Photo Race Brussels è un concorso fotografico urbano che si svolge a Bruxelles, con deadline a giugno 2026 per la partecipazione alla categoria internazionale. Il premio valorizza la fotografia di strada, l’architettura urbana e la vita quotidiana nelle città europee. È un’ottima opportunità per fotografi che lavorano sul contesto urbano europeo e sulle dinamiche delle città contemporanee.

DettaglioInformazione
Scadenza6 giugno 2026
LuogoBruxelles, Belgio
TemaUrbano, street photography
Sito ufficialehttps://urbanphotorace.com/brussels

15. Black & White International Photography Contest

Il Black & White International Photography Contest è uno dei concorsi più antichi e prestigiosi dedicati esclusivamente alla fotografia in bianco e nero. Il premio offre riconoscimenti internazionali, premi in denaro e la pubblicazione su riviste specializzate nel settore. È perfetto per maestri del bianco e nero e fotografi emergenti che vogliono dimostrare la loro padronanza di questa tecnica classica.

DettaglioInformazione
Scadenza7 giugno 2026
TemaBianco e nero
PremioPremi in denaro, pubblicazione
Sito ufficialehttps://bwinternationalphotographycontest.com

16. Open Call: A Celebration of Contemporary Photography

Questa open call da PhotoPlace Gallery è dedicata alla fotografia contemporanea e cerca lavori che esplorano nuove forme espressive e linguaggi visivi innovativi. I selezionati saranno inclusi in una mostra collettiva e ricevono promozione attraverso i canali della galleria. È ideale per fotografi concettuali, sperimentali e per chi lavora su progetti a lungo termine con forte intento artistico.

DettaglioInformazione
Scadenza8 giugno 2026
OrganizzatorePhotoPlace Gallery
TemaFotografia contemporanea
Sito ufficialehttps://photonewyork.com

17. The Shape of a Moment

The Shape of a Moment è una mostra sia individuale che collettiva presso Exposure Photo Gallery che offre un premio di $500 al vincitore assoluto. Il concorso cerca fotografie che catturino momenti significativi con una composizione eccezionale e un impatto emotivo forte. Include anche la pubblicazione di un libro collettivo con le opere selezionate, offrendo una testimonianza tangibile del lavoro dei partecipanti.

DettaglioInformazione
Scadenza30 giugno 2026
Premio$500 cash, mostra, libro
TemaMomento significativo, composizione
Sito ufficialehttps://exposurephotogallery.com/shape-of-a-moment

18. Independent Photo – Rittrato (giugno 2026)

Independent Photo organizza ogni mese un concorso tematico e a giugno 2026 il tema è “Ritratto”, aperto a fotografi professionisti e amatori di tutto il mondo. Il vincitore viene featured sul sito di Independent Photo e sulla loro rivista cartacea, con visibilità presso una community di appassionati di fotografia. È perfetto per ritrattisti che vogliono mostrare il loro lavoro a una platea italiana e internazionale.

DettaglioInformazione
ScadenzaGiugno 2026 (mensile) independent-photo
TemaRitratto independent-photo
PremioFeature su Independent Photo e rivista independent-photo
Sito ufficialehttps://independent-photo.com/it/concorso-fotografico/ independent-photo


19. Mangrove Photography Awards 2026

I Mangrove Photography Awards sono un concorso dedicato alla fotografia di mangrovie, zone costiere e ecosistemi tropicali, con focus sulla conservazione ambientale. Il premio mira a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di questi ecosistemi vulnerabili attraverso immagini potenti e narrative visive forti. Ideale per fotografi di natura, wildlife e conservazione che hanno lavorato in zone tropicali e costiere.

DettaglioInformazione
Scadenza1 giugno 2026
TemaMangrovie, natura, conservazione
FocusConservazione ambientale
Sito ufficialehttps://mangrovephotographyawards.com

⚠️ Note Importanti per la Tua Partecipazione

  • Scadenze critiche: Alcuni premi scadono il 1° giugno 2026 (giorno stesso o già scaduti alla data di pubblicazione dell’articolo). Verifica immediatamente se puoi ancora partecipare!
  • Leggere sempre il bando completo: Ogni premio ha requisiti specifici su formati, dimensioni, numero di immagini e diritti di utilizzo.

Post-Autenticità e “Synthetic Photography”: benvenuti nel 2026

Due persone in abiti tradizionali che si divertiranno sotto un cielo blu con nuvole bianche.
fotografia di Sara Munari

C’è una conversazione che sento ripetere spesso, nei festival, nelle gallerie, nei corridoi delle fiere: “Ma è fatta con l’AI?” Detto con un tono che può essere di accusa, di meraviglia o di sufficienza, a seconda di chi parla. Come se la risposta a quella domanda potesse ancora dirci qualcosa di definitivo sul valore di un’immagine.

Non può. E forse è ora di smettere di chiedercelo.

Per anni abbiamo discusso di autenticità fotografica come se fosse una questione binaria: o l’immagine documenta la realtà, o la tradisce. Una fotografia era “vera” se catturava qualcosa che era davvero accaduto davanti all’obiettivo, e “falsa” se no. Una distinzione che reggeva abbastanza bene finché gli strumenti di manipolazione erano nelle mani di pochi e richiedevano competenze specifiche.

Poi è arrivato Photoshop. Poi Instagram con i suoi filtri. Poi le AI generative. E ogni volta abbiamo avuto la stessa reazione: allarme, dibattito, resistenza, e infine, quasi sempre, assorbimento silenzioso.

Il 2026 non ci mette davanti a una nuova versione dello stesso problema. Ci mette davanti a qualcosa di strutturalmente diverso: la nascita di un’estetica che non vuole imitare la realtà, non vuole ingannarci facendoci credere che qualcosa sia accaduto quando non è accaduto. Vuole costruire mondi che non esistono, e non ha nessuna intenzione di scusarsene.

Chiamiamola Synthetic Photography, anche se il nome è ancora provvisorio e imperfetto come tutti i nomi dati alle cose nuove.

La differenza è sottile ma fondamentale. Un deepfake cerca di passare per reale. L’estetica sintetica non ci prova nemmeno: dichiara apertamente la propria natura artificiale e la usa come linguaggio. Non si tratta di far sembrare vero ciò che non lo è, ma di costruire visioni che la realtà non potrebbe mai produrre e che proprio per questo ci raccontano qualcosa che la fotografia tradizionale non riesce a dire.

Penso a certi progetti recenti in cui l’immagine generativa non sostituisce la fotografia, ma la attraversa, la contamina, la trascende. Non c’è più un momento decisivo da catturare: c’è un processo continuo di negoziazione tra l’intenzione dell’autore, la logica dell’algoritmo e il caso creativo che ne emerge.

È un cambio di paradigma che ricorda, per certi versi, il passaggio dalla pittura accademica all’impressionismo: anche lì, l’accusa era di tradire la realtà. Anche lì, il punto vero era che si stava semplicemente cambiando domanda, non più “come è fatto il mondo?”, ma “come lo percepiamo?”

Qui arriva la parte che mi interessa di più, e che trovo ancora poco esplorata.

La fotografia ha avuto storicamente una funzione testimoniale. Il fotografo era presente, vedeva, sceglieva, premeva un bottone. C’era un corpo fisico in un luogo fisico, in un momento preciso. Quella presenza era la garanzia implicita di una relazione con il reale.

Cosa succede quando l’autore diventa un curatore di algoritmi? Quando il suo lavoro non è più essere nel posto giusto al momento giusto, ma costruire un sistema di istruzioni, parametri, prompt, selezioni e poi scegliere, tra migliaia di output possibili, quello che risponde alla sua visione?

Non è una domanda retorica. È una domanda genuinamente aperta.

Da un lato si potrebbe dire che la funzione testimoniale si sposta: non si testimonia più un evento esterno, ma un processo interno, cognitivo, creativo, culturale. Il curatore di algoritmi testimonia il proprio modo di vedere il mondo traducendolo in un linguaggio che una macchina può eseguire. E quella traduzione dice moltissimo su chi siamo, su cosa desideriamo, su cosa troviamo bello o significativo.

Dall’altro lato, è legittimo chiedersi se non si perda qualcosa di irrecuperabile. La fotografia tradizionale aveva una resistenza del reale incorporata: il soggetto ti guardava, la luce cambiava, l’imprevisto entrava nell’inquadratura. L’algoritmo non resiste. Fa quello che gli dici o quasi. E quella quasi-obbedienza non è la stessa cosa della realtà che ti sorprende.

Quello che osservo, con curiosità più che con allarme, è che la Synthetic Photography sta già costruendo il suo vocabolario visivo, riconoscibile, coerente, a tratti persino commovente nella sua stranezza. Immagini che hanno una qualità onirica non perché cerchino di imitare i sogni, ma perché la logica algoritmica produce naturalmente qualcosa che la percezione umana legge come liminale, sospeso, non del tutto qui.

Non è nostalgia del futuro. È qualcosa di più strano: un presente che non assomiglia a nessun passato, e che per questo ci costringe a cercare nuove categorie.

Il punto non è se questa roba sia “arte” o no, quella domanda è sempre stata poco interessante. Il punto è cosa ci dice di noi, di questo momento, di come stiamo imparando a vedere un mondo che cambia più velocemente della nostra capacità di descriverlo.

Forse il fotografo del futuro non sarà chi sa stare nel posto giusto al momento giusto, ma chi sa fare le domande giuste alla macchina giusta. E forse, solo forse, anche questo è un modo di essere testimoni.

Ciao Sara Munari

Quali sono gli obiettivi fotografici e come usarli

Ciao, ecco le tipologie di ottiche che puoi usare per i tuoi progetti fotografici! Buona giornata

Sara

La scelta dell’obiettivo fotografico è un fattore cruciale nella realizzazione di un’immagine di qualità. Ogni obiettivo, caratterizzato da una specifica lunghezza focale e apertura, offre un punto di vista unico e influisce direttamente sulla profondità di campo, sulla distorsione e sulla prospettiva dell’immagine finale. La versatilità dell’obiettivo è fondamentale per ogni fotografo, sia esso un professionista o un appassionato. Ogni tipo di obiettivo offre un punto di vista distintivo, permettendoci di esplorare diverse possibilità creative.

Obiettivi grandangolari: Gli obiettivi grandangolari sono caratterizzati da una lunghezza focale corta, che permette di catturare una porzione di scena molto più ampia rispetto a un obiettivo standard. Questa caratteristica li rende ideali per riprendere paesaggi vasti, interni spaziosi e architetture imponenti. La caratteristica principale è proprio la possibilità di includere una porzione di scena molto più ampia nel fotogramma. Gli obiettivi grandangolari tendono ad avere una maggiore profondità di campo, ovvero una porzione più ampia dell’immagine a fuoco. Questo significa che puoi ottenere immagini nitide sia in primo piano che sullo sfondo.

Questi obiettivi possono causare distorsione delle linee rette, soprattutto ai bordi dell’immagine. Le linee verticali possono apparire incurvate verso l’interno (distorsione a barilotto). Alcune lenti grandangolari, inoltre, possono presentare un leggero oscuramento degli angoli dell’immagine, soprattutto quando si utilizzano aperture ampie.

Gli obiettivi grandangolari hanno una lunghezza focale inferiore a 35 mm su full-frame (o sotto i 24 mm su APS-C) e offrono un ampio angolo di campo.

Caratteristiche tecniche

  • Angolo di campo: Dai 63° ai 120°, a seconda della lunghezza focale.
  • Profondità di campo ampia: Anche con diaframmi aperti, gran parte dell’immagine rimane a fuoco.
  • Distorsione prospettica: Gli oggetti vicini appaiono più grandi, mentre quelli lontani più piccoli (effetto prospettico esagerato).
  • Possibile distorsione geometrica: Specialmente sotto i 24 mm, le linee dritte possono apparire curve (distorsione a barilotto).

Tipologie

  • Grandangolari moderati (24-35mm) → Versatili, ottimi per paesaggi e reportage.
  • Supergrandangolari (14-24mm) → Angoli di campo molto ampi, ideali per architettura e interni.
  • Fisheye (<14mm) → Distorsione estrema per effetti creativi.

Utilizzo

✅ Paesaggi, architettura, interni, fotografia d’azione, astrofotografia.

Obiettivi standard: Hanno una lunghezza focale simile a quella dell’occhio umano (50mm) e sono versatili per molti tipi di fotografia. Perché si chiama “standard”? Perché la lunghezza focale di un obiettivo standard offre una prospettiva molto naturale e simile a quella che percepiamo nella vita quotidiana e comprende un angolo di campo di circa 45°. È un ottimo punto di partenza per chi si avvicina alla fotografia, in quanto permette di ottenere risultati equilibrati in molte situazioni.

Gli obiettivi normali hanno una lunghezza focale compresa tra 40 mm e 60 mm su formato full-frame (o circa 25-40 mm su APS-C) e forniscono un angolo di campo simile alla visione umana.

Caratteristiche tecniche

  • Angolo di campo: Circa 46° (su full-frame).
  • Prospettiva naturale: Non introduce distorsioni evidenti.
  • Ampie aperture di diaframma: Molti modelli (come il classico 50mm f/1.8) permettono una grande apertura, utile per scatti in condizioni di scarsa luce e per ottenere un piacevole sfocato (bokeh).

Utilizzo

✅ Ritratti, street photography, reportage, fotografia quotidiana.

Teleobiettivi: Ideali per soggetti lontani come spesso accade nello sport, natura e ritratti, offrono un ingrandimento significativo. I teleobiettivi sono strumenti indispensabili per chi desidera “avvicinarsi” a soggetti lontani senza dover fisicamente modificare la propria posizione. Grazie alla loro lunga focale, questi obiettivi ingrandiscono l’immagine, permettendoci di catturare dettagli che sarebbero altrimenti invisibili ad occhio nudo. I teleobiettivi tendono a comprimere lo spazio, facendo apparire gli oggetti più vicini tra loro e lo sfondo più compresso. Questo effetto è particolarmente evidente con lunghezze focali molto lunghe. Molti teleobiettivi hanno un diaframma luminoso (numero f basso), che permette di scattare in condizioni di scarsa illuminazione. Se il diaframma più aperto a disposizione e troppo chiuso, rischiamo mossi e mancanza di luminosità nelle nostre immagini. Prestate sempre attenzione!

Tipi di teleobiettivi:

Teleobiettivi standard: Offrono una buona versatilità e sono ideali per un’ampia gamma di applicazioni.

Super teleobiettivi: Hanno lunghezze focali molto elevate e sono utilizzati per fotografare soggetti estremamente lontani, come animali o soggetti sportivi in campi ampi.

Teleobiettivi con zoom: Combinano le caratteristiche di un teleobiettivo con la versatilità di uno zoom, permettendo di variare la lunghezza focale senza cambiare obiettivo.

Gli obiettivi tele hanno una lunghezza focale superiore a 70 mm su full-frame (o 50 mm su APS-C) e servono per ingrandire soggetti distanti.

Caratteristiche tecniche

  • Angolo di campo ristretto: Dai 30° a meno di 5°, a seconda della lunghezza focale.
  • Compressione prospettica: Gli oggetti sembrano più vicini tra loro rispetto alla realtà.
  • Sfocato marcato (bokeh): Perfetti per isolare il soggetto dallo sfondo.
  • Stabilizzazione necessaria: Con focali superiori a 200 mm, il rischio di micromosso aumenta, quindi molti tele hanno stabilizzatori ottici (VR, IS, OSS).

Tipologie

  • Teleobiettivi corti (70-135mm): Ideali per ritratti (classico 85mm f/1.8).
  • Teleobiettivi medi (135-300mm): Ottimi per sport e natura.
  • Superteleobiettivi (>300mm): Usati in fotografia naturalistica e sportiva.

Utilizzo

✅ Ritratti, sport, natura, fotografia astronomica.

Macro obiettivi: Progettati per riprendere soggetti molto piccoli a breve distanza, come insetti o fiori. Gli obiettivi macro sono strumenti specializzati progettati per catturare immagini dettagliate di soggetti molto piccoli a brevissima distanza. Pensali come una lente d’ingrandimento per la tua fotocamera, che ti permette di rivelare dettagli invisibili all’occhio nudo. La caratteristica distintiva degli obiettivi macro è la loro capacità di ingrandire notevolmente il soggetto. Molti obiettivi macro offrono un rapporto di ingrandimento di 1:1, ovvero l’immagine del soggetto sul sensore della fotocamera è grande quanto il soggetto stesso nella realtà. Per garantire immagini nitide e dettagliate, gli obiettivi macro sono costruiti con lenti di alta qualità e spesso presentano rivestimenti speciali per ridurre al minimo le aberrazioni.  Gli obiettivi macro ti permettono di rivelare dettagli invisibili a occhio nudo, come le venature di un’ala di farfalla o le strutture di un cristallo. Anche se progettati principalmente per la macrofotografia, molti obiettivi macro possono essere utilizzati anche per altri tipi di fotografia, come i ritratti ravvicinati.

Obiettivi fisheye: Gli obiettivi fisheye sono degli ultragrandangolari estremi, caratterizzati da una curvatura delle lenti molto pronunciata. Questa caratteristica conferisce alle immagini un’ampia distorsione a barilotto, ovvero le linee rette ai bordi dell’immagine appaiono incurvate verso l’esterno. L’effetto finale è quello di una visione “a occhio di pesce”, da cui deriva il nome. Gli obiettivi fisheye possono coprire angoli di campo superiori ai 180°, permettendo di catturare una porzione di scena molto più ampia rispetto a un obiettivo standard.

Tieni presente che la distorsione è una caratteristica intrinseca dei fisheye, quindi scegli un obiettivo che offra un tipo di distorsione che ti interessa ottenere, sempre che tu ne voglia ottenere una. Come per tutti gli obiettivi, anche i fisheye variano in termini di qualità ottica. Scegli un modello di buona qualità per ottenere immagini nitide e contrastate.

Obiettivi Zoom: Gli obiettivi zoom sono strumenti estremamente versatili che permettono di variare la lunghezza focale senza dover cambiare obiettivo. Questa caratteristica li rende ideali per una vasta gamma di situazioni fotografiche, dal paesaggio al ritratto. Combinano diverse lunghezze focali offrendo flessibilità ma questo va spesso a discapito della qualità ottica, che rimane, nella maggior parte dei casi, superiore negli obiettivi a focale fissa. Questo è dovuto alla complessità del meccanismo interno e alla necessità di ottimizzare le prestazioni su un’ampia gamma di lunghezze focali.

La possibilità di variare la lunghezza focale senza cambiare ottica è un grande vantaggio, soprattutto in situazioni in cui si desidera catturare soggetti diversi con inquadrature differenti, inoltre non dover cambiare continuamente obiettivo fa risparmiare tempo e permette di cogliere i momenti fuggevoli.

Storia di una fotografia – Cindy Sherman da “Untitled Film Stills”

Oggi un classico della fotografia, Cindy Sherman da “Untitled Film Stills”…buona lettura!

Sara Munari

FOTOGRAFIA di Cindy Sherman da “Untitled Film Stills”, 1977-1980 – Anni ’70/’80

“Untitled Film Stills”, realizzato tra il 1977 e il 1980 da Cindy Sherman, è una serie iconica che esplora i cliché e gli stereotipi femminili nel cinema e nella cultura popolare. In questa serie, Sherman si trasforma in diversi personaggi femminili, creando immagini che sembrano fotogrammi di film immaginari. Le sue opere, con la loro ambiguità e la loro ironia, mettono in discussione le rappresentazioni convenzionali delle donne e il ruolo della fotografia nella costruzione dell’identità.

FOTOGRAFIA di Cindy Sherman da “Untitled Film Stills”, 1977-1980 – Anni ’70/’80

Il tema centrale di “Untitled Film Stills” è l’esplorazione della costruzione sociale dell’identità femminile. Sherman utilizza la fotografia per svelare i meccanismi di potere e di controllo che si celano dietro le immagini apparentemente innocenti. Le sue immagini, con la loro teatralità e la loro ambiguità, ci invitano a riflettere sulla natura della rappresentazione e sulla nostra capacità di interpretare le immagini.

FOTOGRAFIA di Cindy Sherman da “Untitled Film Stills”, 1977-1980 – Anni ’70/’80

L’approccio di Sherman si distingue per la sua capacità di trasformarsi e di creare personaggi complessi. Le sue opere, che sono spesso realizzate in studio con l’ausilio di costumi, di trucco e di scenografie, sono caratterizzate da un’estetica teatrale e da un’attenzione alla narrazione. La sua tecnica, che combina fotografia e performance, le consente di creare immagini che sono allo stesso tempo personali e universali.

Dal punto di vista visivo, “Untitled Film Stills” è una serie di grande impatto emotivo. Le immagini, con la loro atmosfera cinematografica e i loro personaggi enigmatici, creano un’esperienza visiva coinvolgente e stimolante. Sherman ci invita a interrogare le nostre certezze e a mettere in discussione le narrazioni dominanti.

Biografia di Cindy Sherman:

Cindy Sherman, nata nel 1954 a Glen Ridge, è un’artista americana nota per le sue fotografie concettuali. Dopo aver studiato arte al Buffalo State College, ha sviluppato un linguaggio visivo unico, caratterizzato da un’estetica teatrale e da un’attenzione alla narrazione. Le sue opere sono state esposte nei più importanti musei e gallerie del mondo, consacrandola come una delle artiste più influenti della nostra epoca.

In qualità di fondatrice di Musa Fotografia, una scuola dedicata all’arte della fotografia, desidero chiarire l’utilizzo di immagini di grandi autori sul mio blog.

Le fotografie di maestri, che appaiono nei miei articoli, sono utilizzate esclusivamente a scopo didattico e divulgativo. Il mio intento è quello di analizzare e condividere la bellezza, la tecnica e la storia di queste opere con i miei studenti e con tutti gli appassionati di fotografia.

Tengo a sottolineare che:

  • Nessuna delle immagini viene utilizzata a scopo di lucro. Il blog non genera entrate dirette attraverso la vendita di immagini o pubblicità.
  • Gli articoli sono scritti con intenti didattici. L’obiettivo è quello di fornire spunti di riflessione e approfondimento sulla storia della fotografia e sulle diverse tecniche utilizzate dai grandi maestri.
  • Il mio impegno è verso la diffusione della cultura fotografica. Credo che l’analisi di opere significative sia fondamentale per la crescita e l’apprendimento di ogni fotografo.

Sono consapevole dell’importanza del rispetto del diritto d’autore e mi impegno a citare sempre la fonte delle immagini utilizzate. Se dovessi ricevere segnalazioni di violazioni del copyright, provvederò immediatamente a rimuovere il materiale contestato.

Spero che questa dichiarazione possa chiarire il mio approccio e la mia passione per la fotografia.

Fotografia: tra trovata, idea e la sottile differenza tra facilità e semplicità

Ciao a tutti! Come sapete tengo questo blog dal 2015, voglio cambiare un pochino! Non scrivo solo io, ma ogni articolo scritto da me in senso “critico” sarà un piccolo tentativo di fare il contrario di ciò che il tempo ci chiede: inseguire il presente, rincorrere la moda, adeguarsi. Io preferisco l’anacronismo. Non perché sia romantico o “figo”, ma perché è l’unico modo per inventare davvero qualcosa di mio e, forse, anche di vostro. Qui si parla di immagini che non hanno fretta, di estetiche che non viaggiano sui trend topic e di scelte visive che spesso fanno storcere il naso. E se riusciremo a ridere un po’ delle nostre stesse fissazioni, ancora meglio. Perché l’ironia, ve lo assicuro, è l’unico filtro che rende sopportabile il mondo della fotografia contemporanea. Benvenuti quindi in questa serie: un viaggio fuori tempo, con qualche deviazione imprevista, un paio di scivoloni controllati e la speranza che, alla fine, qualcuno possa davvero guardare il mondo in modo un po’ diverso. A chi pensa che mi rivolga a tutti con parole semplici perché non saprei fare di più: venite a testarmi, invitatemi al vostro tavolo! Immergetevi nel mio lavoro e capirete che spiegare, comunicare e farsi capire non è mai banale, che semplice non significa superficiale.” Sara Munari
Sara Munari – Mongolia, cavallo in città

Viviamo in un tempo in cui la fotografia è onnipresente (l’ho scritto 20000 volte, che palle!), circola in maniera virale e viene consumata alla velocità di uno scroll. In questo contesto, a dominare non è tanto l’idea, quanto la trovata: l’espediente visivo che stupisce, l’elemento inaspettato, l’astuzia che riesce a fermare lo sguardo per pochi secondi. La trovata funziona bene nel sistema dell’attenzione rapida perché non richiede decodifica, non chiede tempo né profondità; si offre come una battuta ironica, per farti due risate e poi via…

L’idea, al contrario, vive di un respiro più ampio. È il frutto di un processo creativo che implica ricerca, sedimentazione, connessioni. È meno spettacolare nell’immediato, ma porta con sé una forza che si manifesta nel tempo, perché l’idea non è solo ciò che vediamo nello scatto: è il mondo che lo sostiene, la riflessione che lo attraversa, il linguaggio che lo rende riconoscibile in una narrativa ben costruita.

Oggi, però, chi cerca di muoversi sul terreno dell’idea si trova spesso “fuori”. Fuori dai tempi rapidi di produzione che il digitale impone, fuori dalle dinamiche di un mercato che premia l’istantaneità, fuori dai radar di una comunicazione che privilegia la leggerezza rispetto alla profondità. La complessità – sia nella costruzione dell’immagine, sia nel contenuto che essa veicola – sembra non avere spazio.

Qui entra in gioco una distinzione cruciale e spesso fraintesa: quella tra facilità e semplicità.

  • La facilità è immediata, ma superficiale. È ciò che si ottiene senza processo, senza attraversare fasi di ricerca, senza mettere in discussione la propria visione. È la scorciatoia che conduce a un risultato pronto all’uso ma privo di radici. La facilità è spesso ciò che vediamo nelle “trovate”: immagini che colpiscono, ma che evaporano rapidamente perché non hanno un nucleo solido a sostenerle. Eppure sono veicolate ovunque…
  • La semplicità, invece, non è mai ingenua né banale. È il punto d’arrivo di un lavoro che ha conosciuto la complessità e ha scelto di ridurla, di selezionare, di lasciare andare ciò che è superfluo per arrivare a un’essenza. La semplicità è conquista: è il linguaggio che si affina, l’immagine che si alleggerisce senza perdere profondità, anzi acquistandone.

In fotografia questa differenza è decisiva. Un autore che lavora con facilità produce immagini “leggere” perché prive di radici, e proprio per questo destinate a un rapido consumo. Un autore che lavora con semplicità, al contrario, consegna immagini che sembrano leggere ma che portano dentro di sé il peso della ricerca, della riflessione, del tempo. È il paradosso della vera semplicità: apparire immediata pur essendo frutto di un lungo cammino.

La sfida per la fotografia contemporanea non è dunque inventare nuove trovate, ma ritrovare il coraggio della semplicità, che non è sinonimo di facilità. Significa accettare la complessità del processo creativo, lavorare sul tempo lungo, affinare lo sguardo e poi, solo alla fine, ridurre tutto a un minimo necessario che non impoverisce, ma amplifica.

Forse la fotografia che resiste, quella che resta nella memoria e nella storia, non è quella che sorprende per un istante, ma quella che sa tenere insieme profondità e chiarezza, complessità ed essenzialità. In altre parole: non la trovata, ma l’idea. Non la facilità, ma la semplicità.

Ciao

Sara Munari

I premi fotografici in scadenza a maggio!

Buongiorno, ecco tutti i premi fotografici in scadenza a Maggio! Partecipate! Ciao

Annalisa

Photo Art Doc 2026

Logo con la scritta 'PHOTO TO ART DOC' in blu su sfondo bianco.

Il PhotoArtDoc Documentary and Art Photography Festival invita fotografi e artisti di tutto il mondo che utilizzano la fotografia nella loro pratica a partecipare.

Il tema della call for entries del 2026 è TRASFORMAZIONE (categoria: “Stato di transizione”).

Concetto

Viviamo in uno stato di continuo cambiamento, dove l’incertezza è diventata una condizione fondamentale dell’esistenza. Le strutture sociali e politiche vengono riassemblate; i confini tra privato e pubblico, personale e collettivo, realtà e finzione si fanno sempre più sfumati. Oggi, la trasformazione non è un episodio di breve durata, ma l’ambiente in cui si forma la nostra esperienza.

In questa dinamica, l’individuo è costretto ad adattarsi costantemente. La flessibilità diventa uno strumento di sopravvivenza, ma al contempo mette in discussione la stabilità dell’identità. Dove si trova il confine tra cambiamento e perdita? Cosa rimane quando i vecchi pilastri crollano? E chi decide quali voci saranno ascoltate?

PhotoArtDoc 2026 propone di esplorare lo “stato di transizione”: un momento in cui le vecchie forme non funzionano più e le nuove non hanno ancora acquisito chiarezza. Al centro dell’attenzione c’è l’individuo all’interno di questi processi: la sua vulnerabilità, la sua percezione e le sue strategie di adattamento e resistenza.

Deadline: 1 May 2026

Website: https://photoartdoc.com/en/

Virginia Prize 2026

Un piatto decorativo con un'immagine di una coppia sorridente, parzialmente coperto da acqua mista a fango, con il logo 'PRIX {virginia}' sovrapposto in rosso.

Il Premio Virginia, un premio internazionale assegnato a una fotografa, viene conferito ogni due anni dal 2012 a una fotografa professionista, senza limiti di età o nazionalità, per un corpus di opere fotografiche non commissionate dalla stampa o dalla pubblicità e non precedentemente esposte in Francia.

Riconoscimento, sostegno e promozione delle fotografe

Nata in una famiglia di artiste – pittrici, scultrici e musiciste – la fotografa e artista visiva Sylvia Schildge ha voluto rendere loro omaggio creando, nel 2012, uno dei primi premi fotografici dedicati esclusivamente alle donne.

Deadline: 7 May 2026

Website: https://www.prixvirginia.com/participate/?lang=en

PhMuseum Days 2026 Photography Festival Open Call

Manifesto dell'Open Call per il PhMuseum Days 2026, Festival di Fotografia, 5ª edizione. Include nomi di artisti passati e informazioni su come inviare candidature.

Presenta il tuo lavoro per esporre a PhMuseum Days 2026, il nostro Festival Internazionale di Fotografia che si terrà dall’1 al 4 ottobre a Bologna. Per la prima volta, il festival si svolgerà in concomitanza con Photobook Mania, la seconda edizione della nostra fiera editoriale, offrendo una piattaforma completa per godere della fotografia contemporanea dal vivo.

In un’era di frammentazione digitale e chiusura delle frontiere, ARCHIPELAGO è il tema di questa quinta edizione. Trae ispirazione dal libro del 2005 di Massimo Cacciari con l’obiettivo di esplorare la crisi sia come parte integrante del nostro percorso sia come opportunità per scoprire nuovi modelli di convivenza. Cerchiamo progetti che esplorino o mettano in discussione le isole culturali del nostro tempo, offrendo uno spazio di dialogo capace di integrare l’altro e aprire nuovi orizzonti mentali.

Deadline: 7 May 2026

Website: https://phmuseum.com/grants/2026-phmuseum-days-photography-open-call

YICCA 2026 – International Contest of Contemporary Art

Manifesto del YICCA ART PRIZE 2026 a Milano, con dettagli sulla scadenza fino al 7 maggio. Sfondo colorato con sagome umane.

Il Concorso Internazionale d’Arte YICCA 2026 è una prestigiosa piattaforma internazionale che invita artisti da ogni angolo del globo a mostrare il proprio talento creativo. Questo concorso artistico globale trascende i confini e accoglie sia professionisti affermati che talenti emergenti, indipendentemente dalla loro provenienza geografica. Offre un palcoscenico dinamico per un’eclettica gamma di espressioni artistiche contemporanee, che abbracciano diversi media come disegni, dipinti, sculture, fotografie, grafica, tecniche miste, video installazioni e performance coinvolgenti. Questa varietà artistica ha un duplice scopo: accrescere la visibilità degli artisti partecipanti e facilitare il loro ingresso nel dinamico e in continua evoluzione mercato internazionale dell’arte contemporanea.

Il concorso si propone come trampolino di lancio per gli artisti, offrendo loro un’opportunità unica per affermarsi sulla scena artistica internazionale. Partecipando a YICCA, gli artisti accedono a un’influente rete globale che può avere un impatto significativo sulla loro carriera.

Deadline: 7 May 2026

Website: https://yicca.org/en

FULL CONTACT Award 2026

Chiamata aperta per la revisione del portfolio Full Contact e il premio Full Contact. Scadenza 10 maggio 2026, SCAN Tarragona.

Nuovo Bando Per Full Contact 2026, Organizzato Da Scan, Il Festival Internazionale Di Fotografia Ospitato Dal Comune Di Tarragona (Spagna).

 

Full Contact È Uno Spazio Di Incontro Professionale Rivolto A Fotografi E Creatori Visivi Che Lavorano Con La Fotografia E Desiderano Presentare I Propri Progetti A Esperti Internazionali. Offre Una Preziosa Opportunità Per Ricevere Feedback, Ampliare La Propria Rete Professionale Ed Esplorare Nuove Opportunità Nel Panorama Della Fotografia Contemporanea.

L’obiettivo Del Festival È Promuovere La Narrazione Visiva Tra Gli Artisti Emergenti. A Tal Fine, È Possibile Presentare Qualsiasi Serie Fotografica Che Racconti Una Storia.

La Serie Può Trattare Qualsiasi Argomento.

Deadline: 10 May 2026

Website: Https://Scan.Cat/En/Open-Call-Full-Contact-2026/

MonoVisions Photo Awards 2026

Un'immagine in bianco e nero che mostra una figura umana nuda in una posa artistica, con il logo dei MONOVISIONS Black & White Photography Awards sovrapposto.

Le Iscrizioni Per La Decima Edizione Sono Aperte! Entra Nel Mondo Dell’eccellenza Monocromatica Con I Monovisions Photography Awards 2026, Un Prestigioso Concorso Internazionale Dedicato Alla Celebrazione Dell’arte Senza Tempo Della Fotografia In Bianco E Nero.

Invitiamo Fotografi Da Tutto Il Mondo A Mostrare Il Loro Linguaggio Visivo Unico Attraverso Il Mezzo Del Bianco E Nero. La Nostra Missione È Scoprire I Talenti Più Promettenti Nel Campo Della Fotografia Monocromatica E Offrire Loro Una Piattaforma Globale Per Il Riconoscimento, La Visibilità E La Premiazione.

Scegliete Tra Un’ampia Gamma Di Categorie Pensate Per Diverse Espressioni Artistiche: Astratto, Architettura, Concettuale, Belle Arti, Paesaggi, Natura E Fauna Selvatica, Nudo, Persone, Fotogiornalismo, Ritratto, Fotografia Di Strada E Viaggi.

Deadline: 17 May 2026

Website: https://monovisionsawards.com/

ABANDONED Photo Exhibit

Interno di un edificio abbandonato con mura graffitate e detriti sul pavimento.

Dalle strutture dimenticate ai paesaggi deserti, dalle reliquie personali ai residui emotivi, Abandoned invita i fotografi a riflettere sulle tracce della presenza umana – e dell’assenza – che plasmano il nostro mondo. Cerchiamo immagini che rivelino la bellezza nel decadimento, la tensione nell’immobilità e le storie negli spazi dimenticati dal tempo. Sono benvenuti tutti gli approcci fotografici, dal documentario al concettuale.

Deadline: 22 May 2026

Website: http://www.duskphotogallery.com

Lumen Prize 2026

Logo del Lumen Prize con testo sovrapposto che annuncia un fondo premio di $30,000.

Il Lumen Prize è il principale premio internazionale per l’arte creata con la tecnologia.

Quest’anno ricorre la 15ª edizione del Lumen Prize. Con l’apertura del bando di partecipazione per il 2026, siamo entusiasti di celebrare questo importante traguardo con la nostra comunità e di farlo in collaborazione con il Kunstsilo Museum, che ospiterà la nostra cerimonia di premiazione a novembre.

Deadline: 23 May 2026

Website: https://lumenprize.org/

Dodho Magazine #37 – Open Call for Photographers

Copertina della rivista con il titolo 'ISSUE #37', che invita i fotografi a partecipare a una chiamata aperta. Il testo suggerisce una riflessione sulla percezione delle fotografie.

Dodho Magazine lancia un nuovo bando internazionale per la sua prossima edizione cartacea, consolidando oltre 11 anni di presenza ininterrotta come piattaforma di riferimento nella fotografia contemporanea.

Questa edizione non segue la logica tradizionale di una rivista. È concepita come un volume artistico e curatoriale pensato per durare nel tempo e per collocare ogni progetto nel contesto che merita. Il suo formato fisico permette alle opere di viaggiare, circolare ed essere scoperte negli ambienti in cui contano davvero: gallerie, festival, musei e spazi professionali dove si ricercano attivamente nuove voci.

Partecipare a questa call va oltre la semplice pubblicazione. Significa entrare a far parte di un ecosistema editoriale in cui il lavoro viene contestualizzato, distribuito e messo in contatto con i principali attori del settore. L’80% dei fotografi presenti nell’edizione cartacea torna per future collaborazioni, a dimostrazione dell’impatto a lungo termine e della continuità della piattaforma.

Deadline: 31 May 2026

Website: https://www.dodho.com/call-for-entries/

Photometria Awards 2026

Poster per il festival internazionale di fotografia Photometria con sfondo rosso e testo in bianco.

Giunto alla sua diciottesima edizione, il festival entra simbolicamente in una fase di maturità, capace di riflettere ed esplorare le tematiche centrali della transizione. Coming of Age (18+) si concentra sul processo di passaggio all’età adulta, non come traguardo cronologico o legale, ma come condizione multiforme plasmata da rotture interne e sociali, ridefinizioni e atti di autodeterminazione.

L’innocenza non scompare, ma si trasforma, mentre il soggetto si costituisce come consapevole, responsabile e socialmente esposto. Il tema centrale è l’emergere dell’autonomia: l’individuo cessa di funzionare come estensione e si costituisce come entità distinta. Il corpo diventa un campo di significato, desiderio, controllo e affermazione, mentre l’identità – genere, ruoli sociali, status – è soggetta a costante negoziazione.

Le riflessioni sul passaggio all’età adulta oscillano tra infanzia e responsabilità, dove il gioco coesiste con il peso delle scelte. “Permesso” e “proibito” non sono intesi solo come regole sociali, ma anche come confini interiorizzati che vengono messi alla prova e riconfigurati. In questo contesto, la dicitura 18+ funziona come un marcatore simbolico di uno stato liminale, a significare la tensione tra libertà e responsabilità, tra personale e sociale.

Il tema mette in luce esperienze personali e collettive di transizione: prime decisioni, rotture, momenti di emancipazione o conformismo, così come le aspettative sociali che plasmano il concetto di “età adulta”. Il passaggio all’età adulta viene affrontato come un campo dinamico di tensione tra passato, imperativi sociali e scelta soggettiva.

Deadline: 31 May 2026

Website: http://www.photometria.gr/en/contests/photometria-awards

N.B.: Vi ricordiamo, come sempre, di prestare attenzione prima di candidarvi ai premi.
I concorsi da noi pubblicati sono frutto di ricerche su internet e anche se i dati inseriti sono stati selezionati, restano di carattere indicativo e pertanto sta a voi verificare con attenzione i contenuti e i regolamenti prima di partecipare ai premi.
Ci scusiamo per eventuali errori!

Musa fotografia